
Tutte le informazioni e le curiosità della scuola così
com'è nel paese del sol levante: lo stupendo Giappone.
¤°.¸¸.·´¯`» SCUOLA IN JAPAN «´¯`·.¸¸.°¤
La scuola di questo fantastico paese.
Il sistema scolastico giapponese e assai più rigido di quello occidentale, e presuppone molto impegno da parte degli studenti di ogni età. L'anno scolastico comincia in primavera e le vacanze sono concesse con parsimonia; nell'arco dell'anno scolastico sono molto i giorni di riposo previsti dal calendario (in più, ogni scuola concede come vacanza il giorno dell'anniversario della propria fondazione); però, al contrario di quanto accade in Europa e in America, agli studenti non vengono mai concessi due o tre mesi interrotti di riposo. Qualche settimana, magari, ma non di più. Celebre è a questo proposito la cosiddetta "Golden Week" (settimana d'oro), che cade in primavera e deriva il suo nome appunto dalla rarità dell'evento: sette giorni di vacanza tutti in una volta! Per quanto riguarda lo svolgimento delle attività quotidiane, le lezioni cominciano alle otto del mattino, e si interrompono intorno alle dodici e trenta per la pausa pranzo (il cosiddetto "bento", che gli studenti in genere portano da casa; comunque nella scuola si trovano anche degli spacci che vendono panini, snack e altre vivande). Dopo pranzo ricominciano le lezioni, finite le quali, intorno alle quattro del pomeriggio, gli studenti sono tenuti a partecipare alle attività organizzate dai club scolastici (se ne sono iscritti naturalmente). Queste ultime comprendono una gamma quanto mai varia di occupazioni, a partire dai vari tipi di sport (pallavolo, baseball, ginnastica ritmica, calcio, tennis...) fino alle attività artistiche (pittura, cinematografia, manga) e musicali. Infine, intorno alle diciotto gli studenti possono finalmente tornare a casa a studiare per il giorno dopo (si studia anche dopo cena). Per molti, però, la giornata non finisce qui: un buon numero di ragazzi viene infatti iscritto dai genitori a uno degli innumerevoli doposcuola privati, grandi e piccoli, di cui il Giappone è pieno. Si mandano i propri figli al doposcuola soprattutto durante gli ultimi due anni di un qualsiasi corso scolastico (medio o superiore), nella speranza che arrivino più preparati ai fatidici esami d'ammissione al corso di studi successivo. Gli esami d'ammissione (Juken) rappresentano indubbiamente il principale scoglio per lo studente giapponese. Al contrario di quanto avviene in Italia, dove si affronta un esame per completare il ciclo di studi (elementare, medio o superiore), in Giappone accade l'opposto: si affronta un esame per essere ammessi a quello successivo. Ogni studente indica sull'apposito modulo l'Istituto prescelto ovvero la scuola superiore o l'università presso la quale vuole tentare l'esame d'ammissione; dopodiché non gli resta altro da fare che rimboccare le maniche e studiare sodo. Nel caso degli esami d'ammissione all'università, in assoluto i più difficili del sistema scolastico giapponese, può accadere che un ragazzo non venga ammesso all' Istituto desiderato per più anni di fila, e sia quindi costretto a tentare e ritentare l'esame d'ammissione. In compenso, la vita universitaria è molto più facile di quella liceale (le scuola superiori sono le più impegnative in Giappone). Va da se che essere ammessi a una scuola elementare prestigiosa (molti di questi istituti sono privati), significa poi accedere a una media prestigiosa, a una superiore di ottimo livello, a una buona università, e quindi di ottenere un lavoro qualificativo. Al contrario di quanto accade in Italia, infatti, l' Istituto di provenienza ha una grande importanza in Giappone nel definire la qualità di uno studente o di un lavoratore. Quella giapponese è infatti una società piuttosto rigida e classista. D'altra parte, negli studenti viene istillato da subito quel rispetto della cosa pubblica che caratterizza tutti i Giapponesi: sono i ragazzi stessi, ad esempio, a pulire le loro aule alla fine delle lezioni, secondo un sistema di turni preventivamente stabilito.In Giappone, ogni Istituto ha una propria uniforme. Il modello-base è quello dell'abito alla marinara (^^), che subisce poi leggere modifiche a seconda della maggiore o minore rigidità delle scuole (basta guardare la divisa di uno studente per capire subito da quale scuola provenga). In genere le ragazze portano una camicia con sopra un gilet, oppure una vera e propria giacca di stile marinaro (in alcuni casi, e specialmente in passato, con l'aggiunta del tradizionale foulard annodato sotto lo scollo). La parte inferiore della divisa consiste generalmente in una gonna a pieghe che cade all'altezza del ginocchio, calzini che arrivano subito sotto il ginocchio (o, in altri casi, molto corti oppure fatti a forma di scaldamuscoli) e scarpe. La divisa maschile tradizionale, invece, è composta da una giacca a collo alto e rigido, e da un sobrio paio di pantaloni.. I colori preferiti sono il nero ed il blu (in genere abbinati col bianco), ma in anni recenti molti istituti hanno dato prova di maggior apertura, scegliendo per i propri studenti uniformi più al passo coi tempi e più colorate. Particolarmente graziose sono le uniformi dei bambini dell'asilo, che a volte hanno un taglio infantile, a volte scimmiottano le uniformi dei ragazzi più grandi; spesso sono abbinate ai cappellini di foggia particolare. Vale la pena di notare che, in conformità con l'abitudine giapponese di togliersi le scarpe quando si entra in un appartamento o in un luogo di culto, anche a scuola è obbligatorio cambiarsi le scarpe all'arrivo. Gli studenti quindi hanno due paia di scarpe: uno per stare a scuola, uno per fuori (ci sono inoltre quelle da ginnastica per l'educazione fisica). Il regolamento scolastico è in genere piuttosto rigido, e sono rari i casi di istituti che permettono alle proprie allieve di venire a scuola truccate o con acconciature elaborate (non si possono indossare nemmeno gli accessori come bracciali, anelli, fermagli, spille...). Il rapporto tra gli studenti più anziani e quelli più giovani è inoltre molto complesso, ed è regolato da quella legge del rispetto da parte dell'inferiore verso il superiore (per età ed esperienza) che impronta tutta la società giapponese ed è per questo che gli studenti di un anno inferiore chiamano SEMPAI quelli di un anno scolastico superiore. Ci sono anche gli aspetti positivi delle scuole giapponesi, per esempio possono usufruire di servizi e strutture di tutti i generi, che siano sportivi o meno. Difatti la maggior parte delle loro scuole sono fornite di palestre, campo da calcio, d'atletica, da tennis, da baseball, da basket, di pallavolo e perfino piscine olimpioniche a volte anche con trampolini. Hanno persino molteplici aule per i loro club, la sala del teatro molto più grande di quella che possono avere alcune scuole italiane e biblioteche. Sono poi arricchite da gradi giardini pullulanti di fiori e di ciliegi in fiore che rendono meno tenebrosa la scuola (al massimo nei nostri istituti se c'è un po' di erbaccia è già troppo). Ogni studente nipponico possiede un proprio armadietto dove mettere le proprie cose tra cui libri, scarpe, tuta da ginnastica e magari, per chi vuole, uno specchietto ^_^. I banchi, in aula, sono suddivisi singolarmente e contengono, in un lato, il porta cartella per evitare di ammucchiarle a terra combinando fracasso e confusione (loro si che hanno idee geniali), aprendoli, inoltre possono fungere da porta libri, penne e quant'altro (un po' come da noi c'è quello spazio, sotto il banco, apposito per i libri). Hanno grandi lavagne ed è lo studente di turno a reperire i cancellini ed il gesso.
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