
¤°.¸¸.·´¯`» STORIA E LEGGENDA «´¯`·.¸¸.°¤
La leggenda e mitologia giapponese.
La figura di Nehellenia/Zirconia trae ispirazione dalla tradizione pagana: innanzitutto, il suo nome riprende quello di una divinità della mitologia celtica, Nehalennia, custode dei viandanti e invocata dal popolo per assicurarsi una felice sorte ultramondana, rappresentata solitamente sotto un baldacchino a forma di conchiglia. Col tempo il nome di Nehalennia venne associato a quello della Ecate greco-romana, che, in quanto guida nei luoghi e nei momenti di passaggio, era in grado di viaggiare liberamente tra il mondo degli uomini, quello degli dèi e quello dei morti e spesso era raffigurata nella triplice forma di donna adulta, vecchia o bambina. Amante della solitudine, era la regina della notte e la dominatrice dei lemuri, identificata come colei che apre il passaggio al corteo dei defunti con in mano una torcia accesa, dea delle apparizioni notturne, degli incantesimi e dell’occulto. Nell’iconografia tradizionale appare accompagnata dalla cosiddetta “trottola magica”, una sfera costruita attorno a una pietra, in grado di ispirare visioni profetiche, mentre la civetta è sua messaggera. Virgilio associa i demoni di Ecate a cani ululanti al suo seguito, descrivendola come una dea terrificante e "con la chioma formata da orribili serpenti", il cui arrivo è preannunciato dall’oscurarsi del cielo, da eventi catastrofici e dalla materializzazione di un fuoco parlante che dà responsi e che rappresenta fisicamente la voce di Ecate. E in quanto regina della notte, la sua figura si associa anche alla sfera semantica del sogno e del sonno, tanto che persino Shakespeare, nel suo King Lear, offre simbolicamente i sogni ai “misteri di Ecate”, come mandante di visioni notturne e guardiana dell’inconscio: la dea viene collegata all’interpretazione e alla lettura dei sogni proprio per le sue facoltà profetiche e oracolari, date dalla sua natura che le permette di conoscere tutte le rotte. Infine, in Senocrate apparve per la prima volta il nome di Ecate in esplicita associazione alla Luna, e il suo nome, per motivi iconografici, divenne intercambiabile con quello di Selene o quello di Artemide/Diana: l’una veniva rappresentata con una fiaccola accesa in una mano, l’altra era raffigurata con una schiera di cani da caccia al suo seguito.
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